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Nella prassi di moltissime aziende le festività natalizie sono l’occasione per fare un regalo non solo ai clienti, ma anche ai dipendenti. Si tratta solitamente di beni di modico valore, quali panettone, bottiglia o cesto, che, tuttavia, sulla base delle regole generali di determinazione del reddito di lavoro dipendente devono concorrere alla formazione del reddito del lavoratore.

Il tema Natale e fringe benefit spesso può generare confusione sia tra i collaboratori che tra gli addetti all’amministrazione di un’azienda.

L’inquadramento fiscale delle erogazioni liberali

Il disposto dell’art. 51 comma 1 del TUIR prevede infatti l’attrazione nell’alveo del reddito di lavoro dipendente di tutti i “valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.

Tali regole si applicano anche con riferimento ai titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50 del TUIR, per effetto del rinvio operato dal successivo art. 52. Le erogazioni liberali concesse ai dipendenti e ai soggetti assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi) sono quindi, come rilevato, assoggettate a tassazione.

Fringe benefit e la soglia di esenzione

Per attenuare tale rigoroso principio, il legislatore ha introdotto l’art. 51 comma 3 del TUIR, in base al quale non concorre a formare il reddito del dipendente il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati, detti anche fringe benefit, se complessivamente di importo non superiore nel periodo d’imposta a 258,23 euro.

La circ. n. 59/2008 (§ 16) dell’Agenzia delle Entrate specifica, infatti, che “tale disposizione da una parte consente di continuare ad agevolare talune forme di liberalità in natura di modico valore offerte usualmente ai dipendenti (come quelle legate alle festività) e, dall’altra, non è lesiva degli interessi erariali in quanto resta vincolata al rispetto dei limiti dettati dall’articolo 51 del TUIR.”

Per il 2023, la soglia di 258,23 euro è stata incrementata per i soli dipendenti con figli a carico a 3.000 euro, fermo restando il meccanismo di tassazione previsto dal citato art. 51 comma 3 in caso di superamento del limite (art. 40 del DL 48/2023 e circ. Agenzia delle Entrate n. 23/2023). Pertanto, se il limite (258,23 o 3.000 euro per i dipendenti con figli) viene superato, concorre a formare il reddito l’intero valore e non solo la parte eccedente.

Omaggi ai dipendenti e fringe benefit: cosa è imponibile e cosa no

Risultano non imponibili gli omaggi ricevuti che nel periodo d’imposta 2023 non superino, insieme all’ammontare degli altri fringe benefit, i 258,23 euro o i 3.000 euro per i dipendenti con figli a carico, includendo in tale conteggio anche i buoni acquisto concessi dall’impresa ai dipendenti (art. 51 comma 3-bis del TUIR) e tenendo presente che il benefit si considera percepito dal dipendente, e assume quindi rilevanza reddituale, nel momento in cui tale utilità entra nella disponibilità del lavoratore, a prescindere dal fatto che il servizio venga fruito in un momento successivo (circ. Agenzia delle Entrate n. 35/2022).

L’impresa dovrà quindi verificare, dipendente per dipendente, l’ammontare ancora disponibile del suddetto limite (258,23 o 3.000 euro), considerando che lo stesso potrebbe essere stato impiegato nel 2023 anche per altri benefit (quale, ad esempio, l’auto in uso promiscuo) o, in relazione ai soli dipendenti con figli a carico, per il rimborso delle utenze domestiche di acqua, luce e gas. A rigore, potrebbe bastare il regalo del panettone a far saltare tutta l’agevolazione.

Buoni carburante ai dipendenti

Occorre inoltre considerare che l’art. 1 comma 1 del DL 5/2023 ha riconosciuto, anche per il 2023, il c.d. “bonus carburante”, per cui i datori di lavoro possono erogare ai propri dipendenti buoni benzina, a titoli analoghi, esclusi da imposizione ai sensi dell’art. 51 comma 3 del TUIR per un ammontare massimo di 200 euro per lavoratore.

Pertanto, al fine di fruire dell’esenzione da imposizione, i beni e i servizi erogati nel periodo d’imposta 2023 dal datore di lavoro a favore di ciascun lavoratore dipendente possono raggiungere un valore di 200 euro per uno o più buoni benzina e un valore di 258,23 euro/3.000 euro in relazione ai dipendenti con figli a carico per l’insieme degli altri beni e servizi (compresi eventuali ulteriori buoni benzina) nonché, per i soli dipendenti con figli a carico, per le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale.

La gestione fiscale dei fringe benefit lato azienda

Dal lato dell’impresa, il costo sostenuto dal datore di lavoro per l’acquisto di beni da destinare in omaggio ai dipendenti e ai soggetti fiscalmente assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi) è, in linea generale, deducibile dal reddito d’impresa secondo le norme relative ai costi per le prestazioni di lavoro di cui all’art. 95 comma 1 del TUIR.

Il suddetto art. 95 considera, infatti, deducibili dal reddito le spese sostenute a titolo di liberalità a favore dei lavoratori dipendenti e soggetti assimilati, purché queste non abbiano finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto. Tale esclusione è motivata da quanto disposto dall’art. 100 comma 1 del TUIR, che considera le spese sopraelencate deducibili dal reddito d’impresa per un ammontare non superiore al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

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