L’Assegno Unico Universale 2026 continua a rappresentare uno dei principali strumenti di sostegno economico alle famiglie con figli a carico. Introdotto nel 2022, questo contributo ha sostituito gran parte delle precedenti misure a favore delle famiglie, semplificando il sistema delle prestazioni e garantendo un aiuto economico mensile in base alla composizione del nucleo familiare e all’ISEE.
L’assegno viene erogato dall’INPS ai nuclei familiari con figli a carico, indipendentemente dalla tipologia di lavoro svolto dai genitori, e il suo importo varia in funzione della situazione economica del richiedente.
Con la Circolare INPS n. 81 del 24 luglio 2026, l’Istituto ha fornito le prime istruzioni operative sulle novità introdotte dal DL 19/2026 (cosiddetto Decreto PNRR), ampliando la platea dei beneficiari e modificando alcuni requisiti di accesso alla prestazione. Le nuove disposizioni sono in vigore dal 21 aprile 2026.
Vediamo nel dettaglio quali sono le principali novità.
Che cos’è l’Assegno Unico Universale
L’Assegno Unico Universale 2026 è una prestazione economica riconosciuta alle famiglie con figli fiscalmente a carico.
L’obiettivo della misura è sostenere la genitorialità e favorire la natalità, attraverso un contributo mensile che accompagna la crescita dei figli dalla nascita fino alla maggiore età e, in presenza di specifici requisiti, anche oltre i 18 anni.
L’importo spettante viene determinato principalmente sulla base:
- dell’ISEE del nucleo familiare;
- del numero dei figli;
- dell’età dei figli;
- dell’eventuale presenza di figli con disabilità;
- delle maggiorazioni previste dalla normativa.
Le nuove regole non modificano il funzionamento dell’assegno, ma ampliano i soggetti che possono beneficiarne.
Assegno Unico Universale 2026: figli fiscalmente a carico residenti in un altro Stato UE
Una delle novità più importanti riguarda i figli fiscalmente a carico residenti in un altro Stato membro dell’Unione Europea.
Fino ad oggi questa situazione poteva creare difficoltà nell’accesso alla prestazione.
Con le modifiche introdotte dal DL 19/2026, ai fini dell’Assegno Unico Universale 2026 vengono considerati anche:
- i figli residenti in un altro Stato membro dell’Unione Europea;
- purché siano fiscalmente a carico secondo la normativa italiana.
Questa estensione amplia significativamente la platea dei beneficiari e tiene conto delle sempre più frequenti situazioni familiari caratterizzate da mobilità internazionale.
Nuovi requisiti di cittadinanza
Le nuove disposizioni aggiornano anche i requisiti soggettivi per ottenere l’Assegno Unico Universale 2026.
Possono presentare domanda:
- cittadini italiani;
- cittadini di altri Paesi dell’Unione Europea e i loro familiari;
- cittadini extra UE titolari di permesso UE per soggiornanti di lungo periodo;
- titolari di permesso unico di lavoro autorizzati a lavorare per oltre sei mesi;
- titolari di permesso di soggiorno per motivi di ricerca della durata superiore a sei mesi.
Le modifiche recepiscono la disciplina europea sul coordinamento delle prestazioni familiari tra gli Stati membri, garantendo maggiore uniformità di trattamento.
Assegno unico anche ai lavoratori non residenti in Italia
Un’altra importante novità riguarda i lavoratori che svolgono attività lavorativa in Italia ma non hanno la residenza nel nostro Paese.
La nuova disciplina consente infatti di richiedere l’Assegno Unico Universale 2026 anche ai soggetti che:
- non sono residenti né domiciliati in Italia;
- svolgono un’attività di lavoro subordinato oppure autonomo nel territorio italiano;
- sono iscritti a una gestione previdenziale obbligatoria italiana;
- risultano in regola con il versamento dei contributi previdenziali.
Si tratta di una modifica che amplia il numero dei potenziali beneficiari, adeguando la normativa italiana ai principi europei sulla libera circolazione dei lavoratori.
Per quanto tempo spetta l’assegno ai lavoratori non residenti
Per questa particolare categoria di lavoratori il diritto all’assegno non è permanente.
La prestazione viene infatti riconosciuta esclusivamente per il periodo in cui il lavoratore:
- svolge effettivamente l’attività lavorativa in Italia;
- mantiene l’iscrizione alla previdenza obbligatoria italiana.
Se viene meno l’attività lavorativa nel territorio nazionale, termina anche il diritto all’Assegno Unico.
Come presentare la domanda
La Circolare INPS chiarisce anche le modalità operative.
I lavoratori non residenti devono:
- presentare una domanda riferita a ciascun periodo di attività lavorativa svolta in Italia;
- ripresentare annualmente la richiesta con riferimento al periodo compreso tra il 1° marzo e il 28 febbraio dell’anno successivo.
Questa procedura consente all’INPS di verificare periodicamente il permanere dei requisiti richiesti.
Decorrenza delle nuove disposizioni
Le modifiche introdotte dal Decreto PNRR si applicano alle mensilità decorrenti dal mese di maggio 2026.
L’INPS ha precisato che, fino all’aggiornamento completo dei sistemi informatici, le domande saranno definite in via provvisoria utilizzando i dati disponibili al momento dell’istruttoria.
Successivamente le posizioni potranno essere:
- riesaminate;
- aggiornate;
- eventualmente riliquidate dopo l’adeguamento dei sistemi o la presentazione della nuova domanda.
Perché queste novità sono importanti
L’ampliamento dei beneficiari dell’Assegno Unico Universale 2026 rappresenta un passo importante verso un sistema di welfare più inclusivo e coerente con la normativa europea.
Le nuove regole permettono infatti di riconoscere il diritto alla prestazione anche a nuclei familiari che, fino ad oggi, potevano incontrare limitazioni legate alla residenza dei figli o dei genitori.
Per questo motivo è importante verificare attentamente la propria posizione, soprattutto nei casi di lavoro svolto in Italia con residenza all’estero o di figli residenti in altri Paesi dell’Unione Europea.
Il supporto di Studio Protto
Le novità introdotte sull’Assegno Unico Universale 2026 ampliano le possibilità di accesso alla prestazione, ma richiedono anche una corretta verifica dei requisiti e della documentazione da presentare. In presenza di situazioni familiari o lavorative particolari, come attività svolte all’estero o figli residenti in un altro Stato membro dell’Unione Europea, è importante valutare attentamente la normativa applicabile.
Studio Protto supporta famiglie, lavoratori e contribuenti nell’analisi dei requisiti per l’accesso alle prestazioni INPS, nella verifica della documentazione necessaria e nella gestione delle pratiche amministrative e fiscali collegate alle misure di sostegno alle famiglie.